venerdì 13 marzo 2026

QHY 5III 585C

Camere dedicate · Approfondimento

QHY 5III 585C.
Il sensore da deep sky in una camera planetaria.

Nel panorama delle camere planetarie senza raffreddamento, la QHY 5III 585C occupa una posizione insolita: porta un sensore — il Sony IMX585 Starvis II — che per efficienza quantica e capacità di pozzo si avvicina alle camere dedicate raffreddate di fascia media. Non è pensata per il deep sky in senso stretto, ma le sue caratteristiche la rendono qualcosa di più di una semplice camera planetaria. Questo articolo la analizza nel dettaglio: specifiche, comportamento sui tubi più comuni, confronto con la concorrenza diretta, e un parere onesto su dove funziona e dove no.


Il sensore: IMX585 Starvis II

La famiglia Starvis II di Sony rappresenta un salto generazionale rispetto alla Starvis originale. Il meccanismo chiave è strutturale: il fotodiodo è fisicamente più profondo nello strato sensoriale rispetto alle generazioni precedenti. Questo permette ai fotoni di lunghezza d’onda più lunga — il rosso e il vicino infrarosso — di penetrare più in profondità e di essere catturati invece di attraversare il sensore senza interagire. Il risultato è una sensibilità nel rosso e nel NIR circa 1,7 volte superiore all’IMX485, il sensore della generazione precedente già trattato nell’articolo dedicato a QHY.

Le specifiche complete del sensore:

Caratteristica Valore Note
Sensore Sony IMX585 Starvis II BSI — retroilluminato
Risoluzione 8,29 MP — 3840×2160 px Formato 4K nativo
Dimensione pixel 2,9 µm
Formato fisico 1/1.2″ — 11,1×6,3 mm Diagonale 12,8 mm
QE picco ~90% Eccezionale per camera colore
Full well capacity > 30.000 e¹⁻ ~3× l’IMX485
Read noise ~0,7 e¹⁻ A gain elevato
Frame rate 41,5 fps (8-bit) — 23,4 fps (16-bit) A piena risoluzione 4K
Buffer interno 512 MB DDR3 Il doppio della media di mercato
Connessione USB 3.0
Amp glow Praticamente assente
Raffreddamento Assente Limite strutturale per deep sky
Prezzo indicativo ~370–400 € Mercato europeo 2025
Starvis II vs Starvis I — la differenza pratica

Il predecessore IMX485 (Starvis I) aveva già una QE elevata e buone prestazioni nel rosso. L’IMX585 porta tre miglioramenti misurabili: full well capacity triplicata (da ~10.000 a >30.000 e¹⁻), sensibilità NIR aumentata di 1,7×, e range dinamico nettamente superiore. Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante per la Luna: il range dinamico elevato permette di mantenere dettaglio sia nelle zone illuminate che nelle ombre della superficie lunare senza bruciare le alte luci.


Scala immagine sui tubi più comuni

Con un pixel da 2,9 µm, la scala immagine dipende dalla focale del telescopio. La formula è semplice: scala (arcsec/pixel) = 206265 × pixel (mm) / focale (mm). Ecco i valori per i setup più diffusi nel mercato italiano:

Tubo Focale Scala immagine Giove a opposizione (~50″) Saturno + anelli (~43″×18″) Giudizio
Bresser 102/1000 1000 mm 0,60″/px 83 px di diametro 71×30 px Ottimo
Skywatcher 150/750 750 mm 0,80″/px 62 px di diametro 54×22 px Adeguato
Skywatcher 200/1000 1000 mm 0,60″/px 83 px di diametro 71×30 px Ottimo
Barlow 2× + 102/1000 2000 mm 0,30″/px 167 px di diametro 143×60 px Dipende dal seeing
SCT 8″ (f/10) 2000 mm 0,30″/px 167 px di diametro 143×60 px Seeing critico

La scala di 0,60″/pixel del 102/1000 è nel range ottimale per il planetario italiano: abbastanza grande da risolvere le strutture principali di Giove e Saturno, abbastanza piccola da non sprecare risoluzione rispetto al seeing tipico della pianura padana (1,5–3″ nelle notti migliori). Con una Barlow 2× si arriva a 0,30″/pixel — il regime del supersampling, che ha senso solo nelle rarissime notti con seeing eccezionale.


Confronto con la concorrenza diretta

Nel segmento delle camere planetarie colore senza raffreddamento tra 250 e 500 €, la QHY 5III 585C si confronta principalmente con tre concorrenti:

Camera Sensore MP Pixel Formato QE picco Full well FPS (8-bit) Buffer Prezzo ~
QHY 5III 585C IMX585 8,3 MP 2,9 µm 1/1.2″ ~90% >30.000 e¹⁻ 41,5 512 MB ~380 €
ZWO ASI585MC IMX585 8,3 MP 2,9 µm 1/1.2″ ~90% >30.000 e¹⁻ 53 256 MB ~370 €
ZWO ASI662MC IMX662 2,0 MP 2,9 µm 1/2.8″ ~80% ~10.000 e¹⁻ 240 256 MB ~280 €
Player One Neptune-C II IMX464 8,3 MP 2,9 µm 1/1.8″ ~80% ~15.000 e¹⁻ 49 256 MB ~350 €
QHY 5III 485C IMX485 8,3 MP 2,9 µm 1/1.2″ ~80% ~10.000 e¹⁻ 70 512 MB ~300 €

Il confronto più diretto è con la ZWO ASI585MC: stesso identico sensore IMX585, stessa risoluzione, stesso pixel. La differenza è nel buffer (512 MB vs 256 MB) e nel frame rate (41,5 fps QHY vs 53 fps ZWO). Il buffer più grande della QHY riduce il rischio di frame drop durante le acquisizioni ad alta velocità — rilevante quando si registrano sequenze lunghe su computer più lenti. Il frame rate superiore della ZWO è un vantaggio nelle sessioni di lucky imaging con seeing molto instabile, dove si vuole massimizzare il numero di frame per trovare i migliori.

La ZWO ASI662MC è nella categoria inferiore per risoluzione e full well, ma con 240 fps è la scelta per chi vuole il massimo frame rate per il planetario — Luna e pianeti in situazioni di seeing pessimo dove si seleziona 1–2% dei frame.


Come si usa: planetario, Luna, guida

Giove e Saturno

Per Giove, la combinazione IMX585 + rifrattore 102/1000 produce immagini con dettaglio sufficiente a risolvere: bande equatoriali NEB e SEB, Grande Macchia Rossa nelle notti di buon seeing, separazione dei quattro satelliti galileiani. Il frame rate di 41,5 fps permette sequenze da 90 secondi con ~3.700 frame — abbondanti per AutoStakkert con selezione al 10–20%. La sensibilità NIR elevata rende questa camera particolarmente efficace con un filtro IR-pass da 742 o 807 nm, che taglia il blu del cielo diurno residuo e migliora il contrasto delle strutture nuvolose di Giove.

Per Saturno, la focale da 1000 mm mostra il disco, la divisione di Cassini negli anelli e — con seeing eccellente — la divisione di Encke. Titan e gli altri satelliti principali sono visibili come puntini stellari nel campo.

Luna

Qui la full well capacity da 30.000 e¹⁻ fa la differenza rispetto al 485C. La Luna è un oggetto ad altissima dinamica: i bordi dei crateri a pieno Sole e i fondi in ombra differiscono di 5–6 magnitudini di luminosità. Un sensore con full well più alta gestisce questa dinamica senza saturare le zone illuminate mentre mantiene ancora dettaglio nelle ombre. Con il 102/1000 a 0,60″/pixel il campionamento è ottimale per mosaici lunari a media-alta risoluzione.

Uso come camera di guida

L’IMX585 con QE al 90% trova stelle guida su quasi qualsiasi guidescope — anche su tubi da 50 mm in zone di cielo relativamente povere. Se montata sull’AR90/500 (guidescope da 90 mm f/5.5), la combinazione è sovradimensionata per la guida: troverà stelle guida comodamente anche con esposizioni da 1–2 secondi in qualsiasi zona del cielo. In questo ruolo può essere utilizzata in parallelo alle riprese planetarie del tubo principale, usando software come PHD2 o NINA per il controllo.


Il limite che non si deve ignorare

⚠ Nessun raffreddamento — implicazioni per il deep sky

La QHY 5III 585C non ha raffreddamento. Per il planetario e la Luna questo non è un problema — le esposizioni durano millisecondi e il dark current accumulato è trascurabile. Per il deep sky a lunga esposizione la situazione è diversa: il dark current del sensore cresce linearmente con il tempo di esposizione e con la temperatura ambientale. In estate con il sensore a 30°C, un sub da 5 minuti accumula dark current significativo che degrada il rapporto segnale/rumore anche dopo la sottrazione dei dark frame — perché il dark frame e i light frame sono stati acquisiti a temperature diverse. Per sessioni invernali brevi e oggetti brillanti il limite è accettabile. Per narrowband e oggetti deboli in estate, la camera mostra i suoi limiti strutturali. L’upgrade naturale è una camera con raffreddamento Peltier sulla stessa fascia di sensore.


Contenuto della confezione e software

La QHY 5III 585C viene fornita con:

  • Camera con innesto 1,25″ (31,7 mm)
  • Filtro IR-Cut — per uso standard in luce visibile
  • Filtro IR-Pass 850 nm — per riprese in infrarosso
  • Cavo USB 3.0
  • Driver ASCOM e driver nativo QHYCCD
  • Software EZCAP_QT per acquisizione

La camera è compatibile con FireCapture (standard de facto per il planetario), SharpCap, NINA tramite plugin QHYCCD, e PHD2 per la guida. Il driver ASCOM è maturo e stabile — non ci sono le problematiche di compatibilità che alcune camere entry-level hanno con le ultime versioni di Windows.


Per chi è la QHY 5III 585C

Per chi inizia il planetario con un rifrattore o Newton da 100–200 mm e vuole una camera che non sia il collo di bottiglia del sistema. Il sensore IMX585 è genuinamente eccellente — la QE al 90% e la full well da 30.000 e¹⁻ non sono marketing, si vedono nelle immagini. La doppia funzione — camera principale per i pianeti e camera di guida di alta qualità — la rende un investimento efficiente per chi non vuole acquistare due strumenti separati nella fase iniziale del percorso.

Il limite del raffreddamento assente è reale ma non urgente: per i primi 12–18 mesi di pratica planetaria il limite non si fa sentire. Quando arriverà il momento di affrontare il deep sky seriamente, l’upgrade verso una camera raffreddata sarà la scelta naturale — e la 585C continuerà a lavorare come camera di guida o come backup planetario.

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