mercoledì 4 novembre 2026

Extremely Large Telescope — 798 specchi, un solo occhio da 39 metri

Grandi osservatori del mondo · L'Extremely Large Telescope

Extremely Large Telescope.
798 specchi, un solo occhio da 39 metri — come si costruisce il più grande telescopio ottico della storia.

Quando l'Extremely Large Telescope sarà in funzione, ogni giorno — per tutta la sua vita operativa — un gruppo di tecnici smonterà dal suo specchio principale circa due segmenti esagonali, li porterà in un impianto dove verrà rimosso il vecchio strato riflettente, a base d'argento, e applicato quello nuovo, sostituendoli sul telescopio con altri appena trattati. Non perché si siano rotti: perché sono 798, e ognuno ha bisogno di un nuovo rivestimento ogni 18 mesi. Io pulisco l'obiettivo del mio rifrattore da 102 mm una volta all'anno, se va bene. L'ELT raccoglierà la luce su una superficie circa 120.000 volte più grande, e sarà capace di vedere dettagli più fini di quelli di Hubble. Sul Cerro Armazones, a poco più di venti chilometri dal Very Large Telescope, il cantiere ha superato il 75% e la prima luce è prevista per marzo 2029. Questo articolo racconta come è fatto, a che punto è davvero, e perché alcuni dei suoi problemi sono gli stessi che affrontiamo noi sul balcone.


Prima di partire — le sigle e le parole che incontrerai

Questo articolo è pensato anche per chi non ha mai guardato in un telescopio. Ecco le sigle e i termini tecnici che compaiono, spiegati in parole semplici; li ritroverai chiariti anche nel testo.

  • ELT (Extremely Large Telescope) — letteralmente “telescopio estremamente grande”: il protagonista di questo articolo.
  • ESO (European Southern Observatory) — l'organizzazione europea, di cui fa parte anche l'Italia, che costruisce e gestisce i grandi telescopi in Cile.
  • VLT (Very Large Telescope) — i quattro telescopi da 8,2 m dell'ESO, a una ventina di chilometri dall'ELT.
  • M1, M2, M3, M4, M5 — i cinque specchi dell'ELT, numerati nell'ordine in cui la luce li incontra (M sta per mirror, specchio).
  • Segmento — una delle 798 tessere esagonali che, affiancate, formano lo specchio principale.
  • Attuatore — un piccolo motore di precisione che sposta o deforma uno specchio.
  • nm e µm — nanometro (un milionesimo di millimetro) e micrometro o micron (un millesimo di millimetro). Un capello è spesso circa 70 µm.
  • Secondo d'arco (simbolo ″) — unità per misurare angoli piccolissimi nel cielo: un grado diviso 3.600. La Luna piena misura circa 1.800″. Un mas (millisecondo d'arco) è un millesimo di secondo d'arco.
  • Seeing — il tremolio delle immagini causato dalla turbolenza dell'aria: lo stesso fenomeno che fa scintillare le stelle.
  • Ottica adattiva — uno specchio deformabile che cambia forma centinaia di volte al secondo per annullare il tremolio dell'atmosfera.
  • Stella laser — un punto luminoso creato in cielo con un laser, usato come riferimento dall'ottica adattiva.
  • Limite di diffrazione — la massima nitidezza che le leggi dell'ottica permettono a uno specchio di un certo diametro.
  • Infrarosso (IR) — luce invisibile ai nostri occhi, con lunghezza d'onda maggiore del rosso. Le “bande” J e K sono due finestre del vicino infrarosso in cui l'atmosfera è trasparente.
  • Spettrografo — strumento che scompone la luce nei suoi colori, come un prisma, per capire di cosa è fatto un oggetto e come si muove.
  • Esopianeta — un pianeta che orbita attorno a una stella diversa dal Sole.
  • Redshift — “spostamento verso il rosso”: la luce di un oggetto che si allontana arriva con una lunghezza d'onda più lunga.
  • Nasmyth — le grandi piattaforme ai lati del telescopio dove sono montati gli strumenti.
  • INAF, MPE, NOVA, CNRS — istituti di ricerca di Italia, Germania, Paesi Bassi e Francia che guidano la costruzione degli strumenti.
  • NSF (National Science Foundation) — l'agenzia federale degli Stati Uniti che finanzia la ricerca scientifica.
  • GMT e TMT (Giant Magellan Telescope e Thirty Meter Telescope) — i due grandi telescopi americani in progetto, “concorrenti” dell'ELT.
  • Prima luce — il momento in cui un telescopio raccoglie per la prima volta la luce del cielo.

Da un'idea da 100 metri a un progetto da 39

L'ELT nasce da un ridimensionamento. All'inizio degli anni 2000 l'ESO studiava l'OWL (Overwhelmingly Large Telescope), un telescopio con uno specchio primario da 100 m. Lo studio di fattibilità concluse che era troppo complesso e troppo costoso, e il progetto venne riportato a una scala più gestibile: prima 42 m, poi, con una revisione del 2011 pensata per ridurre costi e rischi, gli attuali 39 m.

Le tappe principali sono queste: nel dicembre 2006 il Consiglio dell'ESO approva gli studi dettagliati, con un budget di 57 milioni di euro; nell'aprile 2010 viene scelto il sito; nel 2012 il programma viene approvato; nel dicembre 2014 arriva il via libera alla costruzione, in due fasi. Il nome originale era European Extremely Large Telescope (E-ELT), abbreviato in ELT nel 2017.

L'Italia è membro dell'ESO e, come vedremo, è uno dei Paesi più coinvolti nella costruzione: la cupola, la struttura meccanica e lo specchio adattivo portano firme italiane, esattamente come trent'anni fa era italiana la meccanica dei telescopi del VLT.

Un confronto per capire le proporzioni

Se il diametro di un telescopio amatoriale da 10 cm fosse quello di una moneta da 1 euro (circa 2,3 cm), lo specchio di un telescopio del VLT sarebbe largo quasi 1,9 metri, e quello dell'ELT circa 9 metri: come una piccola stanza. La sua superficie di raccolta, 978 m², equivale a quasi quattro campi da tennis.


Una montagna spianata a dinamite

Il Cerro Armazones si trova nel deserto di Atacama, nel Cile settentrionale, a circa 3.046 m di quota. La scelta del sito, ufficializzata il 26 aprile 2010, segue la stessa logica che abbiamo visto per Paranal e che conosce chiunque abbia letto il nostro articolo sulla caccia al buio: aria secchissima, cielo quasi sempre sereno, assenza di città vicine e atmosfera stabile. In più, la vicinanza a Paranal permette di gestire i due osservatori come un unico sistema: l'ELT sarà operato dalla stessa sala di controllo dei telescopi del VLT.

Nell'ottobre 2011 il governo cileno e l'ESO hanno firmato un accordo che comprende la donazione di 189 km² di terreno attorno alla montagna, a protezione del sito. Il 19 giugno 2014 è esplosa la prima carica: una serie di detonazioni ha rimosso in tutto circa 220.000 m³ di roccia per ricavare una piattaforma di 300 × 150 m. La prima pietra del telescopio è stata posata il 26 maggio 2017.

Paranal e Armazones: un solo cielo da difendere

Tra la fine del 2024 e l'inizio del 2026 entrambi gli osservatori sono stati minacciati dal progetto industriale INNA, di cui abbiamo parlato nell'articolo sul Very Large Telescope. Nel dicembre 2025 l'ESO aveva avvertito che quell'impianto avrebbe danneggiato in modo irreversibile anche le capacità dell'ELT, soprattutto per inquinamento luminoso e microvibrazioni. Il progetto è stato poi ritirato dal proponente, ma la questione delle tutele permanenti per l'area resta aperta.


Cinque specchi invece di due

Quasi tutti i grandi telescopi, compresi quelli del VLT, usano uno schema a due specchi curvi (primario e secondario), più eventuali specchi piani per deviare la luce verso gli strumenti. L'ELT adotta invece uno schema inedito a cinque specchi: tre curvi, che formano l'immagine, e due piani, che la correggono e la indirizzano. Il terzo specchio curvo permette di ottenere una buona qualità d'immagine su un campo più ampio di quanto sarebbe possibile con due soli specchi, e i due specchi piani portano dentro il telescopio stesso la correzione dell'atmosfera.

1

M1 — il primario. Concavo, 39 m di diametro, composto da 798 segmenti esagonali. Raccoglie la luce e la concentra verso l'alto.

2

M2 — il secondario. Convesso, 4,25 m di diametro, appeso a testa in giù sopra il primario. È il più grande specchio secondario mai usato su un telescopio e il più grande specchio convesso mai realizzato.

3

M3 — il terziario. Concavo, circa 4 m, alloggiato nella torre centrale. Completa la formazione dell'immagine.

4

M4 — lo specchio adattivo. Piatto, 2,4 m, spesso meno di due millimetri: cambia forma fino a mille volte al secondo per annullare la turbolenza atmosferica.

5

M5 — lo stabilizzatore. Piatto, circa 2,7 × 2,2 m, in carburo di silicio. Corregge le piccole inclinazioni rapide dell'immagine dovute a vento e vibrazioni (in gergo tip-tilt), come lo stabilizzatore di una fotocamera, e invia la luce verso una delle due piattaforme Nasmyth, i grandi “balconi” ai lati del telescopio dove si trovano gli strumenti.

SpecchioFormaDimensioniMaterialeChi lo realizzaStato (fine 2026)
M1Concavo, segmentato39,3 m, 798 segmenti da ~1,45 mZerodurSCHOTT (DE), Safran Reosc (FR)~500 segmenti in Cile
M2Convesso4,25 m, spessore ~100 mmZerodurSCHOTT, Safran Reosc; cella Sener (ES)Completato e collaudato
M3Concavo~4 mZerodurSCHOTT, Safran Reosc; cella SenerCompletamento previsto 2027
M4Piano, adattivo2,4 m, 6 petali da 1,95 mmZerodur su struttura in carburo di silicioAdOptica (IT), Safran ReoscIn collaudo; unità completa prevista 2028
M5Piano, tip-tilt~2,7 × 2,2 mCarburo di silicioSafran ReoscIn lucidatura; completamento previsto 2028

M1: un mosaico che deve comportarsi come un unico vetro

Uno specchio monolitico da 39 m non si può fondere, trasportare né sostenere. La soluzione è dividerlo in 798 segmenti esagonali da circa 1,45 m di diametro e 5 cm di spessore, separati da una fessura di appena 4 mm. Zerodur è il nome di una vetroceramica che non si dilata né si contrae con il caldo e il freddo. Ogni segmento pesa circa 250 kg con il proprio supporto. In totale ne vengono prodotti 931: sei settori identici da 133 segmenti formano lo specchio, e un settimo settore da 133 serve come ricambio durante i cicli di rivestimento.

La catena produttiva è europea. In Germania SCHOTT fonde i grezzi in Zerodur, la stessa vetroceramica a dilatazione termica quasi nulla degli specchi del VLT. In Francia Safran Reosc, a Poitiers, li sagoma, li lucida e li monta sui supporti, progettati da TNO e costruiti da VDL ETG Projects nei Paesi Bassi. Durante la lucidatura ogni segmento non deve presentare irregolarità superiori a circa 8 nanometri. A ottobre 2026 Safran Reosc aveva raggiunto la cadenza di un segmento al giorno e l'ultimo era entrato in produzione; quasi 500 segmenti erano già arrivati alla ELT Technical Facility di Paranal dopo un viaggio di circa 10.000 km tra strada e nave.

Il controllo: 2.500 attuatori e 9.000 sensori

Avere 798 specchi perfetti non basta: devono stare tutti, istante per istante, sulla stessa superficie ideale, come se fossero un unico vetro. Per farlo, ogni segmento poggia su tre attuatori di posizione (circa 2.500 in tutto, con precisione di 2 nm) e ha un sistema di nove attuatori che ne corregge la forma. Lungo i bordi, circa 9.000 sensori misurano di continuo la posizione relativa di ogni segmento rispetto ai vicini, con precisioni di pochi nanometri. L'insieme mantiene la forma dello specchio con un'accuratezza di decine di nanometri, mentre il telescopio si muove, il vento spinge e la temperatura cambia.

Collimazione, versione ELT

Chi possiede un Newton conosce la collimazione: tre viti, un'immagine di prova, e la consapevolezza che un'ottica ottima ma disallineata rende come un'ottica mediocre. L'ELT ha lo stesso problema moltiplicato per 798, con la differenza che l'allineamento non si fa una volta a inizio serata ma centinaia di volte al secondo, in automatico. La fase di regolazione fine dei segmenti si chiama phasing e ha una stazione dedicata nel telescopio.


M4: lo specchio sottile che cancella l'atmosfera

Chi ha provato il lucky imaging sa che la turbolenza dell'aria è il vero limite della risoluzione da terra. Facciamo un conto: in una buona notte con un seeing (il tremolio dell'aria) di 0,6″, senza alcuna correzione, il potere risolutivo dell'ELT sarebbe quello di un telescopio da circa 20–25 cm. Trentanove metri di specchio per vedere i dettagli che vede un buon telescopio amatoriale, come uno Schmidt-Cassegrain da 20 cm. La differenza la fa l'ottica adattiva.

Nel VLT l'ottica adattiva è affidata a specchi deformabili inseriti negli strumenti. Nell'ELT è parte del telescopio stesso: il quarto specchio, M4, è lo specchio adattivo più grande mai costruito. Ha un diametro di 2,4 m ed è formato da sei “petali” di Zerodur spessi appena 1,95 mm, sospesi a circa 90 micron da una struttura di riferimento. Dietro, oltre 5.000 attuatori (piccoli motori di precisione) a bobina mobile (voice coil, lo stesso principio degli altoparlanti) ne modellano la superficie fino a 1.000 volte al secondo, mentre la loro posizione viene misurata 70.000 volte al secondo.

L'M4 è un prodotto italiano. È stato progettato e costruito dal consorzio AdOptica, formato da ADS International (Lecco) e Microgate (Bolzano), con il supporto dell'INAF. I gusci sottili sono stati lucidati e assottigliati da Safran Reosc; ne sono stati prodotti 12, così da poter sostituire l'intero set quando va rinnovato il rivestimento. A fine 2025 era previsto il suo trasferimento nella sede di ADS a Lecco per la fase di collaudo ottico; l'ESO ne indica il completamento nel 2028.

Per sapere come deformare lo specchio serve una stella di riferimento brillante vicino all'oggetto osservato. Quando non c'è, la si crea: come al VLT, laser a 589 nm eccitano gli atomi di sodio dell'alta atmosfera, a circa 90 km di quota, accendendo stelle artificiali. Le sei sorgenti laser dell'ELT sono state prodotte e consegnate all'ESO già nel 2023.

Scheda tecnica — M4Valore
Diametro2,4 m (6 petali da 60°)
Spessore dei gusci1,95 mm
Attuatorioltre 5.000, a bobina mobile
Frequenza di correzionefino a 1.000 volte al secondo
Misura della posizione70.000 volte al secondo
Struttura di riferimentocarburo di silicio, 2,7 m
Gusci prodotti12 (un set completo di ricambio)
CostruttoreAdOptica (ADS International + Microgate), con INAF
⚠ Più nitido di Hubble, ma non sempre e non ovunque

L'ESO dichiara immagini fino a 16 volte più nitide di quelle di Hubble. È vero al limite di diffrazione, cioè alla massima nitidezza consentita dalle leggi dell'ottica, che l'ELT raggiunge solo nel vicino infrarosso e con l'ottica adattiva al massimo delle prestazioni: circa 8 millisecondi d'arco a 1,25 µm (banda J) e 14 a 2,2 µm (banda K). Nel visibile la correzione è molto più difficile e il campo corretto è piccolo. Hubble e il James Webb, che osservano dallo spazio, conservano vantaggi che nessun telescopio terrestre può avere, come l'assenza totale di atmosfera, la stabilità e l'accesso all'ultravioletto e all'infrarosso medio-lontano. I due mondi sono complementari, non in competizione.


La cupola più grande del mondo, costruita da italiani

Il 25 maggio 2016 l'ESO ha firmato con il consorzio italiano ACe, formato da Astaldi e Cimolai con EIE Group come subappaltatore, il contratto per la progettazione, costruzione e messa in opera della cupola e della struttura principale del telescopio. Il valore era di circa 400 milioni di euro: il contratto più grande mai assegnato dall'ESO e il più grande nella storia dell'astronomia da terra.

La cupola completata sarà alta circa 80 m, con un diametro di 88 m e una massa di circa 6.100 tonnellate, tenuta insieme da decine di milioni di bulloni. Ruota su 36 carrelli fissi posti a 11 m da terra e deve poter girare fino a 2° al secondo: al bordo esterno significa circa 5 km/h, per una struttura grande come uno stadio. Una fenditura larga 41 m si apre sul cielo, e il telescopio può osservare fino a 20° sopra l'orizzonte. Nell'aprile 2025, con l'installazione delle porte scorrevoli, la cupola ha raggiunto il suo punto più alto; oggi è quasi interamente rivestita da pannelli isolanti, e l'ESO ne prevede il completamento nel 2027.

Dentro, la struttura principale del telescopio sostiene i cinque specchi e gli strumenti, con una parte mobile di oltre 3.000 tonnellate. Siamo in una delle zone più sismiche del pianeta: per questo telescopio e cupola poggiano su isolatori sismici posti tra le fondazioni e la roccia, che permettono alla struttura di scorrere orizzontalmente fino a 30 cm durante un terremoto.

Scheda tecnica — ELTValore
SitoCerro Armazones, Cile, ~3.046 m
Diametro specchio primario39,3 m
Segmenti M1798 (931 prodotti, inclusi i ricambi)
Superficie di raccolta978 m²
Schema ottico5 specchi (3 curvi + 2 piani)
MontaturaAltazimutale
Massa parte mobileoltre 3.000 t
Cupola~80 m di altezza, 88 m di diametro, ~6.100 t
Fuochi2 piattaforme Nasmyth
Stelle guida laser6 sorgenti laser
Risoluzione al limite di diffrazione~8 millesimi di secondo d'arco (banda J), ~14 (banda K)
Intervallo spettraledal visibile all'infrarosso medio
Prima luce previstamarzo 2029
Prime osservazioni scientifichedicembre 2030
Perché di nuovo altazimutale

Lo abbiamo visto per il VLT, e nell'articolo sulle montature: per noi l'equatoriale è la scelta naturale in astrofotografia, perché insegue con un solo asse e non fa ruotare il campo. Per migliaia di tonnellate la logica si ribalta: una montatura altazimutale è più compatta, simmetrica e rigida, e i carichi gravano sempre in verticale. La rotazione di campo si compensa a livello degli strumenti, e l'inseguimento su due assi è un problema di software. È lo stesso compromesso di un telescopio Dobson con puntamento automatico (GoTo).


Gli strumenti: chi guarderà attraverso l'ELT

Come per il VLT, il telescopio da solo è “il tubo ottico”: a produrre scienza saranno gli strumenti montati sulle piattaforme Nasmyth, ciascuno sviluppato da un consorzio di istituti in collaborazione con l'ESO. I primi due a essere installati saranno MICADO e METIS.

StrumentoTipoIstituto guidaA cosa serveStato (fine 2026)
MICADOCamera nel vicino infrarossoMPE (Germania)Imaging al limite di diffrazioneCostruzione e collaudi
METISCamera + spettrografo medio infrarosso (3–13 µm)NOVA / Leiden (Paesi Bassi)Esopianeti, dischi protoplanetariCostruzione e collaudi
MORFEOModulo di ottica adattiva multi-coniugataINAF (Italia)Correzione uniforme su un campo ampio per MICADOVerso la revisione del progetto finale (2026)
HARMONISpettrografo a campo integrale nel vicino infrarossoConsorzio internazionale (UK, ES, FR…)Uno spettro per ogni punto dell'immagineProgetto ridimensionato nel 2025–26
ANDESSpettrografo ad alta risoluzioneINAF (Italia)Atmosfere di esopianeti, costanti fisiche, espansioneFase di progetto preliminare
MOSAICSpettrografo multi-oggettoCNRS (Francia)Oltre 200 sorgenti contemporaneamenteAccordo firmato dicembre 2025
PCS (Planetary Camera and Spectrograph)Camera e spettrografo per esopianeti—Immagini dirette di pianeti rocciosiStrumento futuro

Due strumenti hanno la guida italiana. MORFEO (ex MAORY), guidato dall'INAF di Bologna con partner in Francia, Irlanda, Canada e Giappone, non osserva da solo: usa sei stelle laser e fino a tre stelle naturali per misurare la turbolenza su più strati dell'atmosfera, e due specchi deformabili interni che lavorano insieme a M4 e M5. Il risultato è una correzione uniforme su un campo di circa un primo d'arco (un sessantesimo di grado, circa un trentesimo della Luna piena), invece che su un singolo punto. Per questo si parla di ottica adattiva “multi-coniugata”: corregge separatamente la turbolenza a diverse altezze. ANDES (ex HIRES), il cui consorzio di 13 Paesi è guidato dall'INAF con responsabile scientifico (principal investigator) Alessandro Marconi dell'Università di Firenze, è uno spettrografo ad altissima precisione pensato per analizzare le atmosfere di pianeti simili alla Terra e cercare variazioni delle costanti fondamentali della fisica.

Nota sulla tabella

Gli strumenti dell'ELT sono progetti in corso: date, configurazioni e persino le capacità possono cambiare. HARMONI, per esempio, è stato ridimensionato per contenere costi e tempi, e la sua copertura spettrale ridotta al vicino infrarosso. La tabella riflette le informazioni pubblicate dall'ESO e dai consorzi fino a fine 2026.


Cosa vedrà che oggi non possiamo vedere

Pianeti rocciosi e le loro atmosfere

Il VLT ha ottenuto la prima immagine diretta di un pianeta extrasolare, un gigante gassoso molto lontano dalla sua compagna. L'obiettivo dell'ELT è un salto di categoria: caratterizzare pianeti più piccoli e più vicini alle loro stelle, fino a quelli rocciosi nelle zone abitabili delle stelle più vicine (la fascia di distanza in cui un pianeta può avere acqua liquida in superficie), e analizzarne la luce alla ricerca di molecole come acqua, ossigeno o metano.

Le prime galassie e i buchi neri

Con la sua superficie di raccolta e la risoluzione dell'ottica adattiva, l'ELT potrà studiare la struttura interna delle galassie più lontane, risolvere singole stelle in galassie oggi viste come macchie diffuse e seguire con ancora più precisione le stelle attorno a Sagittarius A*, il buco nero al centro della Via Lattea, proseguendo il lavoro premiato con il Nobel 2020.

Vedere l'universo accelerare, in diretta

Tra gli obiettivi più ambiziosi c'è la misura della deriva del redshift (o test di Sandage, dal nome dell'astronomo che la propose). Il redshift è lo spostamento verso il rosso della luce delle galassie che si allontanano; l'idea è osservare ripetutamente, nell'arco di molti anni, lo spostamento verso il rosso di nubi di gas lontanissime per vedere cambiare direttamente il ritmo di espansione dell'universo, senza dipendere da modelli. È una misura al limite delle capacità di ANDES e richiede monitoraggi lunghi decenni: non aspettiamoci il risultato nel primo anno di osservazioni.

⚠ “Troverà la vita”? Calma

Molti articoli divulgativi presentano l'ELT come il telescopio che “troverà la vita su altri pianeti”. La formulazione corretta è più prudente: potrà cercare nelle atmosfere di alcuni pianeti rocciosi vicini molecole che, in certe combinazioni, potrebbero essere legate a processi biologici. Anche un segnale positivo andrebbe interpretato con enorme cautela, perché molte di queste molecole possono avere anche origini non biologiche.


Ritardi, costi e stato reale del cantiere

Un progetto di questa scala non rispetta mai il primo calendario, e l'ELT non fa eccezione. Il confronto tra le date annunciate nel tempo è istruttivo:

Anno dell'annuncioPrima luce previstaMotivo dello slittamento
2014–20162024Calendario originale
2018fine 2025Aggiornamento del calendario
2020novembre 2026Pandemia di COVID-19 e tensioni sociali in Cile
20232028Ritardi nella produzione dei componenti
marzo 2025marzo 2029Ritardi nei contratti industriali, meteo, guasti in produzione

Il calendario attuale, comunicato dall'ESO il 14 marzo 2025, prevede la prima luce del telescopio a marzo 2029 e le prime osservazioni scientifiche a dicembre 2030. Tra le due date il telescopio sarà ottimizzato e riceverà i primi strumenti.

Sul fronte dei costi, la prima fase fu approvata nel 2014 con circa un miliardo di euro (1.083 milioni ai prezzi del 2012). Nel dicembre 2020 il budget è stato portato a 1,3 miliardi, anche per recuperare componenti inizialmente rinviate a una seconda fase, come due sistemi laser aggiuntivi. Nel dicembre 2025 il direttore generale ha comunicato un ulteriore aumento del costo per il completamento, telescopio e strumenti, di quasi 90 milioni di euro, che l'ESO assorbirà nel proprio bilancio a lungo termine al prezzo di alcuni anni molto stretti. Circa l'80% del budget viene speso in contratti con l'industria degli Stati membri e del Cile.

Lo stato dei lavori, secondo le comunicazioni ESO più recenti: il progetto ha superato il 75% di completamento; la struttura meccanica di cupola e telescopio è vicina al termine; l'M2 è stato completato e collaudato con la sua cella; quasi 500 segmenti dell'M1 sono in Cile e oltre 200 erano già stati rivestiti e imballati a fine 2025; l'installazione dei segmenti sul telescopio è prevista nel 2028. Dal 1° settembre 2026 l'ESO ha un nuovo direttore generale, Andreas Kaufer, che tra le priorità del mandato ha proprio il completamento e la messa in servizio dell'ELT.

Come leggere la “percentuale di completamento”

Il 75% non significa che tre quarti del telescopio sono montati. L'ESO calcola l'avanzamento con il metodo dell'earned value (letteralmente “valore maturato”), che pesa il lavoro svolto in base al costo e al calendario previsti. La fase più delicata, cioè assemblaggio, integrazione e verifica sul sito, è appena iniziata, ed è quella in cui i grandi progetti tendono a incontrare le sorprese.


La corsa dei giganti: ELT, GMT e TMT

L'ELT non è l'unico telescopio di classe trenta-quaranta metri in progetto. Gli altri due sono americani, il GMT (Giant Magellan Telescope) e il TMT (Thirty Meter Telescope), e il loro destino si è separato nel 2025.

TelescopioAperturaSpecchio primarioSitoSituazione (fine 2026)
ELT (ESO)39,3 m798 segmenti esagonali da ~1,45 mCerro Armazones, CileIn costruzione, oltre il 75%
Giant Magellan Telescope~25 m7 specchi circolari da 8,4 mLas Campanas, CileIn costruzione; in fase di progetto finale NSF dal 2025
Thirty Meter Telescope30 m492 segmenti esagonali da ~1,44 mMauna Kea (Hawaii), alternativa La PalmaSenza sostegno NSF dal 2025, futuro incerto

Con la richiesta di bilancio per l'anno fiscale 2026, la National Science Foundation (NSF), l'agenzia federale statunitense che finanzia la ricerca, ha scelto di sostenere un solo progetto: ha fatto avanzare il GMT alla fase di progetto finale e ha comunicato che il TMT non riceverà ulteriori fondi federali. Il consorzio del TMT ha dichiarato di voler cercare comunque una strada, e la NSF ha esteso la propria revisione ambientale fino alla fine del 2026, ma al momento l'ELT è di gran lunga il più grande e il più avanzato dei tre.


Cosa può imparare un astrofilo dall'ELT

Nell'articolo sul VLT avevamo visto che un grande osservatorio affronta gli stessi problemi del nostro setup, su un'altra scala. L'ELT aggiunge qualche lezione nuova.

1

L'apertura senza correzione non basta. Senza ottica adattiva, l'ELT avrebbe la risoluzione di un telescopio amatoriale da circa 20–25 cm. Per noi significa che oltre una certa apertura il seeing, non il diametro, decide i dettagli visibili sui pianeti: meglio una notte stabile con un 150 mm che una notte turbolenta con un 300 mm.

2

Separare le correzioni veloci da quelle lente. L'ELT affida le correzioni rapide a specchi leggeri (M4, M5) e quelle lente alla struttura pesante. È lo stesso principio dell'autoguida: la montatura insegue, le piccole correzioni arrivano dal loop di guida. Esistono anche dispositivi amatoriali di correzione tip-tilt che applicano la stessa idea su scala ridotta.

3

La manutenzione fa parte del progetto. L'ESO ha previsto fin dall'inizio 133 segmenti e 12 gusci di ricambio per non fermare mai il telescopio. Pulizia delle ottiche, controllo della collimazione, ricambi per cavi e alimentatori: un setup affidabile si progetta pensando anche a come mantenerlo.

4

Le date si spostano. Dal 2024 al 2029: cinque anni di ritardo per il progetto astronomico più grande d'Europa. Se il tuo setup “quasi pronto” richiede un mese in più del previsto, sei in buona compagnia.

5

Il cielo buio va protetto prima di averne bisogno. L'ESO ha ottenuto 189 km² di terreno protetto attorno ad Armazones già nel 2011, eppure nel 2025 si è trovata a difenderlo da un progetto industriale. Il nostro cielo locale merita la stessa attenzione.

Seguire il cantiere in diretta

L'ESO pubblica regolarmente foto, riprese da drone e immagini delle webcam del cantiere del Cerro Armazones sul sito dedicato all'ELT. È il modo più semplice per seguire l'avanzamento dei lavori fino alla prima luce, senza affidarsi a notizie di seconda mano.


Fonti principali

ESO — sito ufficiale dell'ELT (cronologia, pagine sugli specchi M1 e M4); annunci ann25001 (nuovo calendario, marzo 2025), ann25002 (punto più alto della cupola, aprile 2025), ann25008 (MOSAIC, dicembre 2025), ann25009 (progetto INNA, dicembre 2025), ann26006 (nuovo direttore generale, settembre 2026), ann26009 (segmenti M1 in Cile, ottobre 2026), ann20034 (budget di 1,3 miliardi, 2020), ann15045 (contratto M4 con AdOptica, 2015); comunicati eso1617 (contratto con il consorzio ACe, 2016) ed eso2310 (ELT a metà, 2023); messaggio del direttore generale alla comunità scientifica (dicembre 2025). ESO, The Extremely Large Telescope, arXiv:2312.04299; annuncio ann24005 (primi segmenti rivestiti, 2024). R. Tamai et al., ESO's ELT takes shape: first deliveries and start of AIV, Proc. SPIE 14147 (2026). INAF e consorzio MORFEO, Proc. SPIE 13097 (2024); INAF, comunicato sull'accordo ANDES (giugno 2024). Safran Reosc e SCHOTT, comunicati sugli specchi M2 e M3. NSF e GMTO, comunicati sulla richiesta di bilancio 2026.

Per chi è questo articolo

Per il principiante curioso che vuole capire perché per costruire un telescopio più grande non basta fare uno specchio più grande, e scoprire che seeing, collimazione e montatura sono problemi universali. Per l'appassionato intermedio e avanzato che cerca un quadro tecnico affidabile e aggiornato: schema a cinque specchi, M1 segmentato, ottica adattiva integrata, strumenti, stato del cantiere e confronto con i progetti americani.

Il VLT ci ha mostrato cosa si può fare con quattro grandi specchi. L'ELT pone una domanda diversa: quanto si può spingere l'ingegneria prima che la luce, l'aria e il bilancio dicano basta? La risposta arriverà, se il calendario regge, una notte di marzo del 2029.

Nessun commento:

Posta un commento